Il Nostro Patrono

San Corrado Confalonieri, eremita, patrono della città e diocesi di Noto, nacque a Piacenza nel 1290. Nella vita del santo scritta nel 1590 dall’abate Vincenzo Littara, diceva: “dagli scritti esistenti la magnifica urna d’argento che ne conserva il Corpo, rilevasi che San Corrado nacque in Piacenza l’anno 1290″. Pietro Maria Campi (Vita di San Corrado – Piacenza 1614) segno invece la nascita l’anno 1284.
Tra gli antenati della famiglia illustre dei Confalonieri è da segnalare la beata Adelasia (+ 1266), badessa benedettina in S. Siro di Piacenza.

Com’era ambito onore dei gentiluomini di allora, anche Corrado si dedicò alle armi e nel tempo libero si dilettava di caccia. In una battuta di caccia per snidare la selvaggina, Corrado ordinò di appiccare il fuoco. Quell’imprudenza devastò casolari e raccolti, danneggiando molti proprietari che reclamarono il risarcimento. Il governatore di Piacenza, Galeazzo Visconti, vicario imperiale, per le lotte tra Guelfi e Ghibellini temette tragici avvenimenti e senz’altro fece riconoscere colpevole un uomo trovato sul luogo dell’incendio.

Avvenne il colpo di grazia. Corrado, proclamata la sua imprudenza accusò la sua colpa; volle risarcire gli ingenti danni arrecati dall’incendio. In questo episodio che ha del drammatico, Corrado si rivelò vero cavaliere nell’animo e nel gesto. E tale lo ammirò la sua fedele sposa Eufrosina che compresa sei disegni di Dio scelse il monastero francescano di Santa Chiara in Piacenza, quando Corrado decise di entrare tra i Terziari Regolari del Poverello d’Assisi a Calendasco (1315). In cerca di più solitudine, dopo aver peregrinato a Roma, in Terra Santa, a Malta, a Palermo, si indirizzo verso la Val di Noto.

Così ci riferisce (lo pseudo?) padre Eugenio Guiti confessore del Santo, nella vita di S. Corrado scritta nel 1351: “per meglio serviri a Deu, illu addimandau il Signore unni fussiru li megghiu aggenti di Sicilia, e li Siciliani ci dissuru: che a lu Val di Noto su li megghiu genti di Sicilia”.

  E benedetto dalle genti netine Corrado venne nell’antica Netum nel 1343, e si prestò a servire gli ammalati nell’ospedale di San Martino. Abitò le “celle” nella chiesa del SS. Crocifisso, unendosi nella penitenza a San Guglielmo Buccheri da Scicli.

  Diffondendosi la fama delle sue virtù, infastidito dalle frequenti visite anelò più solitudine e più penitenza, e nella grotta denominata dei Pizzoni che il popolo chiamerà grotta di San Corrado, l’uomo di Dio visse in preghiera e austerità. Dinnanzi al SS. Crocifisso (in una pittura attribuita a San Luca) si prostrava ogni venerdì. Ebbe il dono della profezia e dei miracoli. Quanti favori celesti ottenne! L’Arcivescovo Orsini di Siracusa si recò ai Pizzoni e chiese al Santo la cessazione della carestia (1348).

Dopo averla predetta, il 19 Febbraio 1351 assistito dal suo confessore sorella Morte colse il Santo prostrato in contemplazione estatica.

Venne sepolto nella chiesa Madre di San Nicola. La larga fama di vita austera e santa, i molti prodigi indussero subito i reggitori della città a iniziare regolare processo dei fatti, e furono deputati all’uopo il confessore del Santo e fra Michele Lombardo. Gli atti di questo processo si smarrirono. Il periodo avignonese non spense però, anzi accrebbe la fervida devozione al Santo, tanto che nel 1485 il Vescovo di Siracusa Dalmazio Sandionisio istituì nuovo processo canonico. Fu trovato intatto il corpo, che venne messo in un’urna d’argento. Il 12 Luglio 1515 Papa Leone X decretò il culto ufficiale al Santo per la Diocesi di Siracusa. Il 30 Ottobre 1544 Paolo III ne estese il culto a tutta la Sicilia.

Innumerevoli sono i prodigi attribuiti al Santo tra questi vogliamo ricordare i più importanti il fatto del panaro (cesta di vimini) con cui la moglie Eufrosina riconobbe, tirando dal pozzo il cesto pieno d’acqua senza spandere, il marito, dato che la moglie al momento della partenza gli chiese quando si sarebbero rivisti. Corrado rispose che sarebbe accaduto “quannu tiri l’acqua cò panaru!” (quando tirerai l’acqua con il cesto). Il pane caldo prodigiosamente offerto al vescovo di Siracusa e al suo seguito, ma San Corrado questo gesto lo faceva a chiunque andasse a trovarlo. Ancora oggi nella nostra parrocchia viene ricordato nel giorno della festa del Santo, il 19 Febbraio, con la benedizione del pane di San Corrado, distribuito a tutti i fedeli e portato agli ammalati. Il pane è anche segno di riconciliazione visto che il Santo dopo essere stato malmenato da alcuni giovani che lo deridevano, offrì loro il pane come segno di perdono.

San Corrado è da sempre invocato come protettore dei malati d’ernia.